05/09/2017

Cibo e vino come chiave per il turismo del futuro

Le destinazioni che investono nel turismo enogastronomico hanno la possibilità di diversificare e ampliare la propria offerta, creando proposte fruibili in tutti i periodi dell’anno

Il turismo enogastronomico è in continua e forte ascesa. Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO), si tratta di uno dei segmenti tra i più dinamici all’interno del settore. Solo in Europa sono circa 600mila le vacanze all’insegna dell’enogastronomia e oltre 20 milioni i viaggi che includono attività enogastronomiche. In base alla ricerca che abbiamo condotto con la World Food Travel Association, l’interesse verso le esperienze enogastronomiche è in forte aumento anche tra i turisti italiani: ben il 92% dei turisti ha preso parte ad attività legate al food e al beverage negli ultimi due anni, per il 21% le attività gastronomiche hanno rappresentato un principale motivo di viaggio. Inoltre, l’interesse per l’enogastronomia non si esaurisce alla conclusione della vacanza: esperienze enogastronomiche soddisfacenti contribuiscono a rendere i turisti sia più inclini a ritornare (75%) e raccomandare (81%) la destinazione visitata, sia ad acquistare prodotti tipici una volta ritornati alla propria residenza abituale (59%).

Alla base di questo sviluppo c’è una nuova attenzione verso il cibo. Oggi il cibo non è più semplicemente una “fonte di sostentamento”, ma è un modo per stare bene, per divertirsi, per sperimentare, per stare in compagnia. Il cibo è diventato anche una moda e una tendenza: basti pensare al fenomeno dei “foodies”, persone appassionate di cibo che amano collezionare esperienze gastronomiche la cui rilevanza è legata all’elevato utilizzo dei social media come mezzo di condivisione delle proprie esperienze.

Alla cultura del cibo si è accostata quindi una visione dell’enogastronomia come cultura. Il cibo e il vino sono infatti espressioni di un territorio, della gente che vi vive e delle sue tradizioni e diventano, allo stesso tempo, elementi di identificazione e di differenziazione. In un mondo sempre più aperto e globalizzato, il turista ricerca esperienze autentiche e locali e vuole avere la possibilità di entrare in contatto e conoscere la cultura e la comunità del luogo.

Il turismo enogastronomico soddisfa i bisogni del turista contemporaneo, il suo desiderio di conoscere la cultura e le tradizioni locali, la ricerca dell’autentico, la voglia di ritrovare il benessere psico-fisico attraverso il cibo, l’esigenza di vivere esperienze uniche e memorabili

Il turismo enogastronomico soddisfa i bisogni del turista contemporaneo, il suo desiderio di conoscere la cultura e le tradizioni locali, la ricerca dell’autentico, la voglia di ritrovare il benessere psico-fisico attraverso il cibo, l’esigenza di vivere esperienze uniche e memorabili.

Le destinazioni che investono nel turismo enogastronomico hanno la possibilità di diversificare e ampliare la propria offerta, creando proposte fruibili da una pluralità di persone in tutti i periodi dell’anno. Inoltre, coinvolgendo sia operatori del settore turistico sia agroalimentare, s’innescano  processi di innovazione che, alla lunga, aumentano la competitività del territorio e generano nuove opportunità di business e, quindi, nuovi posti di lavoro.

Creare esperienze enogastronomiche significa far collaborare imprese agroalimentari, ristorative e ricettive con gli intermediari turistici, i decisori politici e gli stessi consumatori, in un’ottica di co-creazione del prodotto o servizio. Si tratta di un compito assai difficile: questi attori hanno punti di vista, approcci, interessi ed obiettivi differenti. Quel che è certo è che nel turismo enogastronomico, ben più che in altri settori, è necessario saper lavorare insieme: ciò significa trovare obiettivi comuni, dotarsi di modalità di lavoro chiare e ben definite, pianificare le attività nel breve e medio periodo, coinvolgere tutti gli attori e comunicare efficacemente sia all’interno che all’esterno. 

Chi ha la governance del turismo dovrebbe avere la capacità di attivare e facilitare questo processo di sviluppo, creando un’unitarietà̀ di azione e soprattutto di marketing in tutti i segmenti potenzialmente esprimibili dall’offerta.

di Roberta Garibaldi

 

In copertina Ph @FabioCattabiani

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