15/02/2017

A Bergamo il primo Bio-distretto dell’agricoltura sociale

Coop e aziende insieme per favorire integrazione e sostenibilità dell’economia, nell’ottica di una nuova consapevolezza che valorizzi il territorio

Superare la logica individualistica per tendere a un obiettivo più grande. Che valorizzi territorio, ambiente, integrazione sociale, biodiversità. Ecco la missione del primo Bio-distretto sociale lombardo, nato a Bergamo il 16 dicembre scorso. Perché se è vero che il fine dell’attività umana è il benessere, è anche vero che non può e non deve ridursi a quello di una minoranza. Ma interessare la società nel suo complesso, comprese le fasce più deboli, l’ambiente e la comunità intera.

Come si misura il valore dell’attività umana? -  Tutto dipende dal punto di partenza. Si può guardare all’impresa come a un puro strumento di profitto e in questo caso il metro di valutazione sarà unicamente la produzione di ricchezza, il fatturato. Oppure considerarla un attore fondamentale del sistema socio-economico di appartenenza e in questa seconda ipotesi la misurazione diventa sicuramente più complessa. Bergamo è su questa strada e il Bio-distretto ne è la diretta testimonianza.

Una rete per integrare sviluppo economico e sociale - E’ stata proprio la forte consapevolezza sociale che ha portato aziende e cooperative bergamasche a unirsi in una rete associativa improntata sullo sviluppo sostenibile sociale ed economico-ambientale.Un percorso iniziato parecchio tempo fa che ha coinvolto una ventina di Cooperative sociali e aziende agricole bio, diverse amministrazioni comunali (tra i quali quella del capoluogo stesso), la Provincia di Bergamo e altri attori con numerosi progetti, accomunati dal duplice obiettivo dell’inserimento di persone svantaggiate nel mondo del lavoro e dello sviluppo dell’agricoltura biologica nella provincia di Bergamo.

 

Il primo progetto coinvolgerà gli studenti dell’ultimo anno di scuole medie superiori e della Formazione Professionale in situazioni di disabilità e ragazzi disabili che hanno concluso il percorso scolastico. L’idea è quella di inserirli nelle aziende agricole locali e negli enti aderenti al Bio-distretto 

La prima iniziativa: percorsi di alternanza scuola/lavoro e tirocini per gli studenti con disabilità - Il Bio-distretto, che partecipa al network Rete Agricoltura Sociale Lombardia, è appena nato, ma già vede la luce il primo progetto, che coinvolgerà gli studenti dell’ultimo anno di scuole medie superiori e/o della Formazione Professionale in situazioni di disabilità e ragazzi disabili che hanno concluso il percorso scolastico (sono ammessi anche ragazzi in situazione di disagio sociale). L’idea è quella di inserire i giovani nelle aziende agricole locali e negli enti aderenti al Bio-distretto con percorsi di alternanza scuola-lavoro e tirocini formativi per rispondere in modo concreto all'esclusione di questi ragazzi dai contesti lavorativi.

Un percorso educativo attento alle esigenze dell’individuo - Il valore aggiunto del progetto è che al centro ci sono le necessità e le caratteristiche dei singoli ragazzi, che verranno affiancati da un tutor con la missione di seguire passo passo il loro avvicinamento al mondo del lavoro. La lettura degli esiti dell'iniziativa sarà realizzata per mezzo di specifici indicatori ma anche attraverso il punto di vista dei soggetti coinvolti, i quali documenteranno la loro esperienza formativa e lavorativa con il Photovoice, ovvero un foto-reportage per descrivere i momenti più significativi del loro percorso lavorativo e umano.

Ma la responsabilità sociale si declina anche nel rispetto ambientale - Oltre al sociale, le iniziative del Bio-distretto avranno un altro scopo fondamentale: la tutela del territorio. Che significa valorizzazione del biologico, gestione sostenibile dell’agricoltura, lotta agli sprechi. L’intenzione è quella di sostenere le aziende bio-sociali con formazione, servizi, consulenze e strumenti tecnici ad hoc, per sviluppare la cultura biologica. Un imprinting che inizia nelle aziende per arrivare alle nuove generazioni attraverso le scuole, le mense, le strutture pubbliche che potranno utilizzare prodotti e materiali biologici/ecologici provenienti da aziende bio che assumono persone in difficoltà.

di Elisa Nata

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