16/11/2016

Che buono il Radici Food Festival

Grande successo e tanta energia: grandi chef impegnati col fuoco al Dal Dosso Miralago, sul lago di Garda. Un evento che ha celebrato l’eccellenza bresciana

«Questo evento è una figata», scrive schietto Franco Pepe, il più grande pizzaiolo del mondo, in un sms a Paolo Marchi, ideatore di Identità Golose. E ha ragione. Nello stesso momento, Annalisa Leopolda Cavaleri è sul palco, elettrizzata: «Noi di Brescia siamo abituati a esaltare le eccellenze enogastronomiche che vengono da fuori, non le nostre. Stiamo dimostrando invece che abbiamo tanto da dare!», eccome. Non che al Radici Food Festival, del quale la Cavaleri è stata ideatrice e che si è svolto domenica al Dal Dosso Miralago di Padenghe sul Garda, ci fossero solo prodotti o chef della Leonessa e dintorni: e la presenza di Pepe è significativa in questo senso. Certo, è stata l’esaltazione prima di tutto del buono locale, poi della gastronomia tutta, ancor più della scelta raw di prendere grandi cuochi e metterli di fronte a bracieri ardenti con grandi materie prime. Null’altro che il fuoco: sarà per la forza evocatrice e delle fiamme, sulla spiaggia della ricca occidentale del Garda si respirava un’energia elettrizzante.

Non si respirava solo quello, per la verità. Bracieri ardenti significa fumo, abbiamo visto Fabio Abbattista affumicarsi per sei ore o quasi, mentre cuoceva le sue costolette controvento; Emiliano Lopez lacrimare mentre controllava l’asado. Stoici, hanno resistito: perché quale occasione poteva essere migliore di questa per riscoprire una cottura che è tutta l’opposto di quella ipertecnologica dei roner e dei forni areati, quelli la contemporaneità divenuta quasi banale nell’alta cucina, i falò invece ancestrali, ma così tanto fascinosi e che tanto gusto donano agli alimenti? E’ un’eccellenza diversa, quasi arcaica ma che ha tanto da dire alle nostre radici. Radici Food Festival, appunto.

«Non poteva esserci occasione migliore per parlare del progetto europeo East Lombardy. Per la prima volta, infatti, 4 province lombarde faranno squadra e si uniranno per lanciare e rilanciare le eccellenze del territorio, i suoi prodotti, i suoi cuochi e i suoi ristoranti. Ciascuno con la propria identità, ciascuno con la propria specificità, ma insieme»

Foto Ezio Zigliani 

Erano in tanti. E parliamo solo degli chef, non dei 500 fortunati che si sono accreditati in tempo, l’evento era gratuito ma a numero chiuso. E quindi: Marco Sacco e il suo storione da 12 chili targato Calvisius, i già citati Pepe, Abbattista e Lopez, Alfonso Pepe e le frittelle dolci, Gianni Tarabini con un super-uovo affogato nella fonduta, Giuseppe Zen con degli insaccati fuori dall’ordinario (e dalla bontà fuori di testa), Matteo Felter che, umile ma concreto come sempre, proponeva dei mini-hamburger di Giorgio Damini, con pomodorini marinati e buccia di limone, semplicità squisita, e poi il grande Vittorio Fusari, perfezionista come sempre, che creava coda mentre con le pinze arricchiva i suoi tranci di pesce lacustre di mille contrappunti aromatici vegetali – ma che buoni!

Il pane era firmato Jean Marc Vezzoli, una bomba: lo avevamo assaggiato già la sera prima, insieme alle deliziose pizze del Dal Dosso Salamensa, altro indirizzo di Mino Dal Dosso, la seconda mente dell’evento oltre alla Cavaleri, un po’ come Paolo Marchi e Claudio Ceroni per intenderci. E poi Claudio Gatti, Patrizia Dal Dosso, Massimo Guzzone, Giacomo Nogara, Annalisa Borella, Simone Masuzzo, Augusto Pasini… Una festa del gusto.

Ma soprattutto – ci scusino gli chef – c’erano prodotti straordinari del territorio: gli agnelli del pastore Daniele Savoldelli, la carni di Damini ma anche di Sergio Motta, i salumi di Giovanni Giacobbe, le farine di mais di Stefano Ambrogio, quelle per gli impasti targati Franco Pepe di Molino Piantoni di Chiari, la trota lacustre dell’associazione La Fario, da sardina dell’Iseo di Fernando Soardi. E le fantastiche verdure antiche del romeno (adottato a Brescia) Gheorghe Urda, come la rapa gialla, candita, utilizzata per preparare il panettone alla brace. E i mieli di Thun, ossia di Andrea Paternoster. Lasciamo stare il beverage perché allungheremmo troppo l’elenco.

Ci piace citare alfine due cose. Prima: il Radici Food Festival si è impegnato a promuovere quattro battaglie, per salvare altrettante eccellenze bresciane, ossia i limoni e la trota lacustre del Garda, la sardina dell’Iseo e le verdure antiche coltivate da Urda: ramolaccio nero, cavolfiore giasllo dei Ronchi, cavolo navone, barbabietola gialla. Bravi!

Seconda cosa, il Radici è amico di East Lombardy, ossia la Lombardia Orientale che sarà Regione Europea della Gastronomia 2017. Come dice la Cavaleri, «visto che l’amicizia e la collaborazione per il bene del territorio saranno le linee guida dell’evento, non poteva esserci occasione migliore per parlare del progetto europeo East Lombardy. Per la prima volta, infatti, 4 province lombarde – Bergamo, Brescia, Mantova e Cremona – faranno squadra e si uniranno per lanciare e rilanciare le eccellenze del territorio, i suoi prodotti, i suoi cuochi e i suoi ristoranti. Ciascuno con la propria identità, ciascuno con la propria specificità, ma insieme. Tutto il 2017 sarà costellato di eventi, cene, momenti di informazione e conviviali, menu a tema con prodotti del territorio e si creerà uno scambio gastronomico-culturale che non potrà che arricchire tutti i partecipanti». Ri-bravi!

 

Di Carlo Passera

East Lombardy è regione europea
della gastronomia 2017