Museo del Violino (MdV)

Descrizione

La melodia dello strumento più poetico al mondo vi guiderà nel magico mondo della liuteria cremonese sin dalle origini fino ai giorni nostri.


Al MdV è possibile scoprire cinque secoli di liuteria cremonese attraverso un incontro diretto con i grandi Maestri ed i loro strumenti: Andrea Amati, il capostipite, i figli Antonio e Girolamo, il nipote Nicolò, Antonio Stradivari, Giuseppe Guarneri “del Gesù” e la sua famiglia, Francesco Rugeri e Lorenzo Storioni.

Grazie al contributo delle collezioni del Comune di Cremona e della Fondazione “Walter Stauffer”, dei capolavori affidati alla città nell’ambito del network “friends of Stradivari”, delle forme ed attrezzi originali donati da Giuseppe Fiorini, oggi in Europa nessun Museo può vantare una testimonianza altrettanto importante e completa di strumenti ad arco di scuola cremonese.

L’Ottocento ed il Novecento sono ripercorsi attraverso opere dei maggiori liutai italiani e gli esemplari vincitori del Concorso Triennale Internazionale, mentre nel Museo, in spazi dedicati, viene reso un significativo omaggio ai maestri contemporanei perché grazie al
loro lavoro la liuteria, oggi, è più attuale, viva e palpitante che mai.

Installazioni multimediali ed un ricco corredo documentale consentono ad ognuno - dal bambino al turista ed al visitatore esperto - di realizzare un percorso suggestivo e coinvolgente dove strumenti, profumi, suoni e immagini concorrono a dar forma a storia, sogni ed emozioni.

La cultura dell’eccellenza che fin dai suoi primi passi guida il percorso di realizzazione del Museo del Violino trova nell’Auditorium Giovanni Arvedi sintesi perfetta. Risultato mirabile ed unico di un progetto ardimentoso e moderno, coordinato dagli architetti Palù e Bianchi e supportato dal contributo dell’ingegner Yasuhisa Toyota per l’ottimizzazione acustica, l’Auditorium riafferma ed esalta il ruolo di Cremona capitale del violino e della musica a livello internazionale.

Cardine della costruzione è la volontà di offrire ad ognuno dei 460 ascoltatori un’esperienza immersiva e totalizzante. Dagli elementi strutturali al design degli arredi e degli accessori, dalle soluzioni acustiche alle scelte logistiche, tutto è stato attentamente studiato per raggiungere gli standard realizzativi più elevati possibili.

Quest’eccellenza non si nutre solo di abilità ingegneristica e sofisticata capacità di calcolo, ma anche di profonda sensibilità e ricerca artigianale della perfezione, tracciando una linea di continuità diretta ed avvertibile con l’abilità e la capacità di innovazione espressi dai grandi Maestri liutai cremonesi.

La geometria degli spazi affianca volumi morbidi; linee sinuose si rincorrono e disegnano una grande scultura organica che esprime il propagarsi delle onde sonore. La particolare architettura della sala regala un’ultima suggestione: il palco è al centro della scena, il pubblico ‘avvolge’ i musicisti, il dialogo che si crea tra spettatori ed esecutori produce una forte empatia e consente di vivere una esperienza nuova, di intensità e qualità sensibile assai superiore rispetto al concetto classico di concerto.

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La melodia dello strumento più poetico al mondo vi guiderà nel magico mondo della liuteria cremonese sin dalle origini fino ai giorni nostri.


Al MdV è possibile scoprire cinque secoli di liuteria cremonese attraverso un incontro diretto con i grandi Maestri ed i loro strumenti: Andrea Amati, il capostipite, i figli Antonio e Girolamo, il nipote Nicolò, Antonio Stradivari, Giuseppe Guarneri “del Gesù” e la sua famiglia, Francesco Rugeri e Lorenzo Storioni.

Grazie al contributo delle collezioni del Comune di Cremona e della Fondazione “Walter Stauffer”, dei capolavori affidati alla città nell’ambito del network “friends of Stradivari”, delle forme ed attrezzi originali donati da Giuseppe Fiorini, oggi in Europa nessun Museo può vantare una testimonianza altrettanto importante e completa di strumenti ad arco di scuola cremonese.

L’Ottocento ed il Novecento sono ripercorsi attraverso opere dei maggiori liutai italiani e gli esemplari vincitori del Concorso Triennale Internazionale, mentre nel Museo, in spazi dedicati, viene reso un significativo omaggio ai maestri contemporanei perché grazie al
loro lavoro la liuteria, oggi, è più attuale, viva e palpitante che mai.

Installazioni multimediali ed un ricco corredo documentale consentono ad ognuno - dal bambino al turista ed al visitatore esperto - di realizzare un percorso suggestivo e coinvolgente dove strumenti, profumi, suoni e immagini concorrono a dar forma a storia, sogni ed emozioni.

La cultura dell’eccellenza che fin dai suoi primi passi guida il percorso di realizzazione del Museo del Violino trova nell’Auditorium Giovanni Arvedi sintesi perfetta. Risultato mirabile ed unico di un progetto ardimentoso e moderno, coordinato dagli architetti Palù e Bianchi e supportato dal contributo dell’ingegner Yasuhisa Toyota per l’ottimizzazione acustica, l’Auditorium riafferma ed esalta il ruolo di Cremona capitale del violino e della musica a livello internazionale.

Cardine della costruzione è la volontà di offrire ad ognuno dei 460 ascoltatori un’esperienza immersiva e totalizzante. Dagli elementi strutturali al design degli arredi e degli accessori, dalle soluzioni acustiche alle scelte logistiche, tutto è stato attentamente studiato per raggiungere gli standard realizzativi più elevati possibili.

Quest’eccellenza non si nutre solo di abilità ingegneristica e sofisticata capacità di calcolo, ma anche di profonda sensibilità e ricerca artigianale della perfezione, tracciando una linea di continuità diretta ed avvertibile con l’abilità e la capacità di innovazione espressi dai grandi Maestri liutai cremonesi.

La geometria degli spazi affianca volumi morbidi; linee sinuose si rincorrono e disegnano una grande scultura organica che esprime il propagarsi delle onde sonore. La particolare architettura della sala regala un’ultima suggestione: il palco è al centro della scena, il pubblico ‘avvolge’ i musicisti, il dialogo che si crea tra spettatori ed esecutori produce una forte empatia e consente di vivere una esperienza nuova, di intensità e qualità sensibile assai superiore rispetto al concetto classico di concerto.

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