Abbazia di San Nicola

Descrizione

Dal 1969, per espresso desiderio di Papa Paolo VI, nativo della vicina Concesio, gli Olivetani sono tornati nell'Abbazia di Rodengo Saiano con un sogno: riportare agli antichi fasti il complesso, spogliato nei secoli di importanti tesori d'arte, alcuni dei quali si trovano alla Pinacoteca di Brescia.

La struttura attuale si deve in gran parte agli ampliamenti voluti dai monaci Olivetani nella seconda metà del sec. XV e annovera quattro diversi chiostri: più antico quello occidentale; di fine '400 quello meridionale con decorazioni in cotto smaltato; rifatto nel 1560-70 (a causa dell'ampliamento dei piani superiori) quello detto della Cisterna, attiguo alla chiesa.

 


Nel 1496 entrò nel monastero fra Raffaele da Brescia, al secolo l'intarsiatore Roberto da Marone, autore del leggìo – eseguito su cartoni del Romanino – oggi custodito nella Pinacoteca di Brescia; a lui si deve anche la porta che reca alla sacrestia (da notare la volta affrescata nel sec. XVII da Gian Giacomo Barbelli). Sono invece di Cristoforo Rocchi (1480) le tarsie del coro. Sempre nella chiesa, una pala del Moretto raffigurante i Santi Pietro e Paolo.

La visita al monastero ha il suo centro nel refettorio, sul cui fondo vi è una Crocifissione di scuola del Foppa. Le prospettive di Tommaso Sandrini hanno avuto, nell'ampia volta, grande spazio espressivo. L'antirefettorio è affrescato da Lattanzio Gambara (sec. XVI) con una Scena apocalittica sulla volta e ventitrè scene bibliche sulle pareti. Il Gambara era genero del grande pittore Romanino, i cui affreschi si trovavano nel Refettorio della Foresteria, mentre due sinopie sono state strappate e si trovano alla Pinacoteca di Brescia.

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Dal 1969, per espresso desiderio di Papa Paolo VI, nativo della vicina Concesio, gli Olivetani sono tornati nell'Abbazia di Rodengo Saiano con un sogno: riportare agli antichi fasti il complesso, spogliato nei secoli di importanti tesori d'arte, alcuni dei quali si trovano alla Pinacoteca di Brescia.

La struttura attuale si deve in gran parte agli ampliamenti voluti dai monaci Olivetani nella seconda metà del sec. XV e annovera quattro diversi chiostri: più antico quello occidentale; di fine '400 quello meridionale con decorazioni in cotto smaltato; rifatto nel 1560-70 (a causa dell'ampliamento dei piani superiori) quello detto della Cisterna, attiguo alla chiesa.

 


Nel 1496 entrò nel monastero fra Raffaele da Brescia, al secolo l'intarsiatore Roberto da Marone, autore del leggìo – eseguito su cartoni del Romanino – oggi custodito nella Pinacoteca di Brescia; a lui si deve anche la porta che reca alla sacrestia (da notare la volta affrescata nel sec. XVII da Gian Giacomo Barbelli). Sono invece di Cristoforo Rocchi (1480) le tarsie del coro. Sempre nella chiesa, una pala del Moretto raffigurante i Santi Pietro e Paolo.

La visita al monastero ha il suo centro nel refettorio, sul cui fondo vi è una Crocifissione di scuola del Foppa. Le prospettive di Tommaso Sandrini hanno avuto, nell'ampia volta, grande spazio espressivo. L'antirefettorio è affrescato da Lattanzio Gambara (sec. XVI) con una Scena apocalittica sulla volta e ventitrè scene bibliche sulle pareti. Il Gambara era genero del grande pittore Romanino, i cui affreschi si trovavano nel Refettorio della Foresteria, mentre due sinopie sono state strappate e si trovano alla Pinacoteca di Brescia.

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